Sale a 623 il numero delle vittime delle devastanti alluvioni e frane che hanno colpito la regione di confine tra Nepal e Tibet. Secondo l'ultimo aggiornamento della polizia nepalese, i morti accertati sono 616, ai quali si aggiungono le sette vittime confermate dai media statali cinesi nella Regione Autonoma dello Xizang. Le persone ancora disperse sono circa 3.000, tra cui oltre 500 stranieri e tre italiani, dei quali non si hanno notizie.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la drammaticità della situazione: «Non abbiamo ancora loro notizie. Abbiamo inviato una equipe della nostra unità di crisi del ministero degli Esteri. È arrivata a Kathmandu e in più anche dall'ambasciata di Nuova Delhi è arrivato anche il console e un alto funzionario. Siamo lì per cercare di dare risposte alle famiglie. Purtroppo la situazione è drammatica. Si rischia un'altra alluvione. Speriamo che si possano ritrovare».

Il distretto più colpito è Chitwan, con 178 morti accertati, seguito da Nawalparasi Est con 110 vittime, Gorkha con 44, Nuwakot con 37, Dhading con 33, Tanahun con 28, Nawalparasi Ovest con 27 e Rasuwa con 12. Le autorità locali riferiscono di aver soccorso o assistito oltre 1.545 feriti, la maggior parte dei quali a Nuwakot, Rasuwa e Dhading. Più di 80 persone sono attualmente ricoverate nei centri ospedalieri della Valle di Kathmandu.

I soccorritori nepalesi stanno tentando di liberare oltre cento operai rimasti intrappolati in un tunnel nel cantiere della diga idroelettrica di Trishuli, nel distretto di Rasuwa, colpito dalla piena del fiume Bhotekoshi. Il portavoce dell'esercito, Raja Ram Basnet, ha dichiarato che due elicotteri sono stati inviati sul posto, ma individuare gli ingressi della galleria rimane molto difficile. Finora sono state evacuate 350 persone tra operai e residenti locali, mentre l'esercito ha salvato complessivamente 4.400 persone.

Il governo nepalese ha chiarito la propria posizione riguardo agli aiuti internazionali: il Paese ha bisogno di assistenza in aree tecniche e specializzate, ma non nelle operazioni di ricerca e soccorso. Il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal ha spiegato che Kathmandu ha chiesto aiuto per il salvataggio delle persone intrappolate nelle gallerie, il ripristino di infrastrutture e vie di comunicazione nelle zone in cui i ponti sono stati distrutti, l'identificazione dei cadaveri, i test del Dna e la conservazione delle salme per periodi prolungati.

«Abbiamo già presentato richieste per tali servizi specializzati e assistenza tecnica in aree in cui non disponiamo di sufficiente competenza e know-how tecnico», ha dichiarato Khanal. Ai vicini India e Cina, il Nepal ha chiesto ponti Bailey e prefabbricati facilmente assemblabili per ripristinare quanto prima i trasporti e le comunicazioni nell'area colpita, dove sono stati spazzati via almeno venti ponti. Il ministro ha aggiunto che il Paese avrà bisogno del supporto straniero anche per i lavori di ricostruzione e riabilitazione futuri.

Nel frattempo, nella Regione Autonoma dello Xizang in Cina, una frana ha colpito il porto di Gyirong lungo il confine, causando sette morti e 554 dispersi. Nella zona del disastro sono stati dispiegati complessivamente 2.141 soccorritori e 86 specialisti nel campo delle risorse naturali. Le autorità cinesi hanno intensificato le ispezioni per individuare pericoli geologici sui pendii circostanti, sulle strade e in altre zone critiche. La frana, verificatasi sul versante nepalese, ha colpito mercoledì mattina il porto di Gyirong, nella contea omonima dello Xizang.

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Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.