Due soldati israeliani sono stati uccisi in una sparatoria avvenuta al crocevia della Giudea, in Cisgiordania, vicino alla città palestinese di Hebron. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l'episodio un grave tentativo di attacco terroristico condotto da miliziani palestinesi e ha ordinato la chiusura totale della Cisgiordania a pochi giorni dalle elezioni politiche israeliane.
Secondo il racconto di un giornalista dell'AFP presente sul posto, due uomini palestinesi in abiti civili, armati di pistola e fucile automatico, hanno aperto il fuoco contro le forze israeliane a un checkpoint vicino a Hebron. I soldati hanno risposto e nel conflitto a fuoco i due presunti aggressori sono rimasti uccisi. I loro corpi giacevano a terra vicino a una stazione di servizio, mentre le truppe pattugliavano la zona circostante. L'esercito israeliano ha fatto sapere che i soldati sono intervenuti dopo una sparatoria avvenuta nelle prime ore del mattino e che sono in corso ricerche nella zona.
Cinque persone sono rimaste ferite e due di loro versano in condizioni critiche, secondo quanto riferito dal Magen David Adom, l'equivalente israeliano della Croce Rossa. Una delle vittime è un ventenne in gravissime condizioni. Netanyahu, in piena corsa per un nuovo mandato in vista del voto di martedì, ha affermato che le truppe hanno sventato quello che avrebbe potuto essere un attacco di vasta portata, sostenendo che gli aggressori trasportavano una grande quantità di munizioni nel loro veicolo.
«Rendo omaggio al coraggio dei nostri soldati che hanno agito con determinazione e hanno impedito quello che avrebbe potuto essere un attacco di vasta portata», ha dichiarato il premier. «Ho dato istruzioni alle Forze di Difesa Israeliane e alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un cordone di sicurezza alla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria a partire da oggi», ha aggiunto, usando il nome biblico della Cisgiordania occupata da Israele. Netanyahu ha anche promesso di «dare la caccia ai terroristi di Hamas» ovunque, aggiungendo: «Non avete nessun posto dove nascondervi».
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano e figura di spicco dell'estrema destra, Itamar Ben Gvir, in ascesa nei sondaggi, ha chiesto lo smantellamento dell'Autorità Palestinese con sede a Ramallah a seguito dell'attacco. «L'Autorità Palestinese deve essere smantellata e smilitarizzata, e la sua infrastruttura terroristica completamente eliminata», ha affermato in una dichiarazione. Non vi sono prove che suggeriscano un collegamento tra l'Autorità Palestinese, il governo palestinese nella Cisgiordania occupata, e l'attacco.
Hamas, con base a Gaza e responsabile dell'attentato del 7 ottobre 2023, ha salutato quella che ha definito un'«eccezionale ed eroica operazione» vicino a Hebron e ha espresso cordoglio per la morte dei due attentatori, senza rivendicarne la responsabilità. L'attacco è una «risposta naturale e legittima ai crimini e ai brutali attacchi in corso contro il nostro popolo», ha dichiarato il movimento, rivale della fazione Fatah al governo dell'Autorità Palestinese. Gadi Eisenkot, ex capo dell'esercito e principale rivale di Netanyahu alle elezioni, ha elogiato la risposta delle truppe: «Come tutti gli israeliani, prego per la completa e rapida guarigione dei feriti».
L'episodio avviene in un momento di forte tensione in Cisgiordania, anche a causa degli attacchi compiuti da coloni israeliani estremisti contro i raccoglitori di olive palestinesi. Secondo un conteggio dell'AFP basato sui dati del ministero della Salute palestinese, le forze o i coloni israeliani hanno ucciso 1.113 palestinesi nel territorio dall'inizio della guerra di Gaza nell'ottobre 2023. I dati israeliani indicano che almeno 49 israeliani, tra civili e personale di sicurezza, sono stati uccisi in attacchi palestinesi o durante operazioni militari israeliane nello stesso periodo.
Nelle stesse ore, in Giordania, sette persone sono state uccise e altre dieci sono rimaste ferite in una sparatoria davanti a una chiesa ad Hammoud, nel governatorato di Karak, nel Sud del Paese. Lo ha riferito una fonte della sicurezza all'emittente statale Al-Mamlaka. Secondo le autorità, due uomini armati non identificati hanno aperto il fuoco all'interno della chiesa.
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