Il partito Russia Unita di Vladimir Putin ha vinto le elezioni per il rinnovo della Duma, la camera bassa del Parlamento russo, con il 49,4% dei voti. Il dato emerge da un exit poll diffuso dalla televisione di Stato e segna un risultato quasi identico a quello registrato cinque anni fa, quando la formazione di maggioranza si era aggiudicata 324 dei 550 seggi con il 49,8% delle preferenze.

Si tratta delle prime elezioni parlamentari che si tengono nel Paese dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina, cominciata nel febbraio 2022. Secondo i dati diffusi nel corso dello spoglio, la partecipazione al voto alle 15 ora di Mosca si attestava al 52,6%, in leggero aumento rispetto al 51,7% registrato alla stessa ora cinque anni prima.

Il risultato non ha sorpreso gli osservatori, ma ha immediatamente suscitato le reazioni internazionali. Il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, ha definito le elezioni «una semplice performance politica orchestrata da Putin priva di qualsiasi parvenza di libera consultazione». In un comunicato stampa, il capo della diplomazia di Tallinn ha sottolineato che «l'assenza di osservatori internazionali indipendenti, sommata alla sistematica repressione dell'opposizione», impedisce di considerare il voto come una competizione elettorale genuina.

Tsahkna è andato oltre, sostenendo che «le elezioni russe non sono che l'ennesimo rituale volto a riaffermare e prolungare il governo di Putin». Secondo il ministro estone, attraverso il voto la Russia cercherebbe di legittimare la propria politica di occupazione illegale e di creare una base legale per estendere la propria giurisdizione in Ucraina.

La vittoria di Russia Unita era ampiamente attesa. Il partito di Putin mantiene saldamente il controllo della Duma, dove deteneva già la maggioranza dei seggi. Il nuovo Parlamento dovrà ora affrontare i dossier legati alla guerra in Ucraina e alle conseguenze economiche delle sanzioni internazionali, in un contesto politico interno segnato dalla limitazione dello spazio di opposizione.

Le elezioni si sono svolte in un clima di forte tensione internazionale. L'Unione europea e diversi Paesi occidentali hanno più volte criticato la gestione del processo elettorale russo, mentre le autorità di Mosca hanno respinto le accuse, sostenendo la regolarità del voto. La quasi identità del risultato rispetto al 2021 conferma la stabilità del consenso attorno alla formazione di governo, ma alimenta anche il dibattito sulla reale competitività del sistema politico russo.

Per l'Italia e per l'Europa, l'esito del voto alla Duma non modifica gli equilibri nei rapporti con Mosca, già segnati dalle sanzioni e dal sostegno a Kiev. Il rinnovo della camera bassa russa conferma la continuità della linea del Cremlino, mentre resta aperto il nodo della ricerca di una via negoziale per il conflitto in Ucraina, tema su cui nei giorni scorsi si è registrato un confronto anche nel dibattito politico italiano.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.