Il presidente americano Donald Trump ha accusato il leader ucraino Volodymyr Zelensky di non volere la tregua energetica con Mosca, affermando che è Vladimir Putin a desiderare l'intesa più di Kiev. «Putin vuole l'accordo più di Zelensky», ha detto Trump, aggiungendo che il presidente russo «vuole un accordo» e che Zelensky «deve concentrarsi sul fare un accordo, non parlare». Le dichiarazioni segnano un nuovo affondo di Washington contro Kiev e alimentano il gelo sui negoziati tra Russia e Ucraina, mentre sul terreno continua l'escalation militare.

La replica di Zelensky non si è fatta attendere. Intervistato da Fox News, il leader ucraino ha respinto le accuse secondo cui i raid ucraini contro le petroliere russe sarebbero la causa dell'aumento dei prezzi del diesel. «Tutti capiscono che il caro prezzo del gasolio dipende dal blocco dello Stretto di Hormuz», ha scandito Zelensky, ribaltando la tesi sostenuta dalla Casa Bianca. Il presidente ucraino ha poi affrontato il tema delle elezioni, dopo che Trump aveva recentemente sostenuto la necessità di «un nuovo leader a Kiev». «Io sono pronto per le elezioni», ha dichiarato Zelensky, precisando però che «abbiamo bisogno di almeno 60 giorni per garantire la sicurezza delle infrastrutture in vista delle elezioni». La Russia ha già rifiutato di concedere una tregua prolungata, offrendosi solo di fermare le ostilità nel giorno del voto.

Sul piano militare, la notte tra il 12 e il 13 ottobre è stata segnata da attacchi incrociati. Tre persone sono morte a Kharkiv nell'attacco russo della notte scorsa. I corpi senza vita sono stati trovati sotto le macerie di una casa colpita da un missile nel quartiere Kholodnohirsky, ha reso noto il sindaco Ihor Terekhov. Nella stessa mattinata, le forze ucraine hanno lanciato più di 400 droni verso la regione di Mosca. Secondo quanto riferito dal sindaco della capitale russa, Serghei Sobyanin, la maggior parte dei droni è stata neutralizzata dalla contraerea russa.

In questo clima di escalation diplomatica e militare si inserisce l'avvertimento alla Russia lanciato dal generale americano della Nato Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze europee dell'Alleanza, una carica da sempre riservata a militari statunitensi. «Se ci attaccano siamo pronti a combattere», ha detto Grynkewich, tra i più applauditi al Forum sulla sicurezza di Varsavia, dove ha presentato la sua «Teoria della vittoria». Il suo intervento arriva mentre l'asse tra Washington e Kiev sembra sgretolarsi dopo l'accordo annunciato dal capo della Casa Bianca sul gasolio russo, un'intesa che ha contribuito ad allontanare le posizioni dei due alleati.

Il quadro che emerge è quello di una guerra che non conosce pause, con il Cremlino che bombarda case e infrastrutture e Kiev che risponde con sciami di droni verso il territorio russo. Sul fronte negoziale, le distanze restano ampie: da un lato Trump insiste sulla necessità di un'intesa rapida, dall'altro Zelensky chiede garanzie di sicurezza prima di qualsiasi passo elettorale. La Nato, dal canto suo, mantiene alta la guardia, con il comandante Grynkewich che ha ribadito la disponibilità dell'Alleanza a difendersi in caso di attacco. La situazione resta fluida e le prossime mosse delle cancellerie potrebbero risultare decisive per il futuro dei colloqui di pace.

2Visualizzazioni

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.