Il presidente del Senato Ignazio La Russa accusa la sinistra di opporsi alla legge elettorale perché punta a un sistema che consenta il pareggio. Lo ha detto nella puntata del podcast Pulp condotta da Fedez e Mr. Marra, uscita oggi, affrontando anche alleanze, caro carburanti, antisemitismo e diritti civili.
«Se la sinistra non voleva la legge elettorale è perché loro preferiscono un sistema dove si può pareggiare», ha affermato la seconda carica dello Stato. «Oggi i sondaggi dicono che il centrosinistra vincerebbe, eppure è sempre il pareggio che non vogliono lasciare, vogliono avere la doppia possibilità». Per La Russa, dunque, il nodo non è il merito tecnico del sistema di voto ma il margine di manovra che un esito incerto garantirebbe all'opposizione.
Sul fronte delle alleanze, il presidente del Senato ha chiuso la porta a un'intesa con Futuro Nazionale e con Roberto Vannacci. «Con Vannacci non ci alleiamo», ha detto, precisando che «il primo a doverlo dire è il capo del partito e del governo e io sono perfettamente in linea con Giorgia Meloni su questo punto». La Russa ha poi elencato le distanze: «Ce ne sono di cose che non mi piacciono di quelle che dice Vannacci, ad esempio sulla politica estera, sul femminicidio. Ma quello che tiene distante Vannacci da Meloni è l'etica: lui ha tradito la fiducia di Salvini e si era fatto nominare vicesegretario della Lega».
Sul caro carburanti, il presidente del Senato ha difeso l'operato dell'esecutivo. «Non è che i prezzi sono alle stelle, sono alti ma potrebbero essere più alti senza gli interventi del governo, senza gli interventi delle compagnie petrolifere», ha sostenuto. «È chiaro che finché c'è lo stretto di Hormuz, la guerra in Ucraina e compagnia bella è una impresa di Sisifo, ardua. Però ci stanno provando più e meglio di altri paesi». Quanto ai risultati, ha replicato alle critiche: «Non è vero che sono fallimentari, non sufficienti è diverso da fallimentari», ricordando però un limite strutturale: «I prezzi in una economia liberi non è che li puoi fissare tu, governo».
La Russa si è poi espresso a favore dei disegni di legge contro l'antisemitismo, paragonandoli alla legge contro il femminicidio. «È come la legge contro il femminicidio, che è estremamente necessaria, perché davanti a un'emergenza c'è la necessità per lo Stato di dare il messaggio che è importante contrastare quel tipo di reato», ha spiegato. «Ora c'è un insorgere di antisemitismo che spesso è mascherato da anti-israelismo, allora c'è bisogno di una legge che non eviti la possibilità di criticare gli atti politici di Israele, ma eviti che rimanga impunito chi invece vuole provocare un danno agli ebrei con un'attività antisemita».
Interrogato sui diritti civili, il presidente del Senato ha respinto l'accusa di omofobia. «Io non sono omofobo, guai a chi contesta le preferenze sessuali degli altri», ha detto, aggiungendo però una precisazione sulle adozioni: «Ma se si passa ai bambini, io ho l'impressione che non sia sbagliato che un bambino nasca con un papà e una mamma. Si allarghi la possibilità delle adozioni, renderla più facile invece di costringere ad andare all'estero».
Nel corso dell'intervista La Russa è tornato anche sul caso del busto di Mussolini, definendolo un ricordo di famiglia. «Il busto di Benito Mussolini è un ricordo di mio padre, me l'ha dato lui. Ora ce l'ha mia sorella e che faccio ora lo butto? Ho altri busti, di Stalin, di Mao, di un imperatore romano e li ho portati al Senato, ma non li hanno mai fatti vedere». Quanto alla diffusione delle immagini, ha attaccato l'operatore: «Le immagini del busto di Mussolini sono di un operatore, un povero cristo, un disgraziato, che durante un'intervista ha tradito la mia fiducia riprendendoli senza autorizzazione. Se me lo diceva, glielo facevo riprendere, ma quello che mi fa schifo è che l'abbia nascosto e abbia tirato fuori le immagini dopo un anno, quando sono diventato presidente del Senato».
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