Elly Schlein resterà alla guida del Partito democratico fino alle prossime elezioni politiche. Lo ha deciso l'Assemblea nazionale del partito, riunita a Roma, che ha approvato la proroga del mandato della segretaria, evitando così il congresso anticipato che molti osservatori davano per imminente. La decisione consente a Schlein di comporre le liste elettorali e di gestire direttamente la fase di avvicinamento al voto, ma non mette al riparo il partito dalle tensioni interne e dalle incognite sui numeri.
Proprio i numeri sono al centro del dibattito. Nei giorni scorsi, parlando ai deputati dem riuniti a Rondine, la cittadella della pace vicino ad Arezzo, Schlein ha minimizzato gli allarmi sui sondaggi, sostenendo che il partito sia in realtà più forte di quanto emerso alle ultime elezioni europee. La segretaria ha parlato di un possibile ritorno al 18 per cento prima del voto, definendo la previsione poco credibile e affermando di ritenere il Pd sopra il 24 per cento. Si tratta però di una stima non confermata dalle rilevazioni recenti, che collocano il partito intorno al 21-22 per cento, con alcuni sondaggi che indicano addirittura una quota sotto la soglia psicologica del 20 per cento.
La questione dei sondaggi si intreccia con il duello a distanza con Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle e alleato-rivale nel campo del centrosinistra. Il confronto tra i due viene letto da più parti come un passaggio decisivo per la costruzione dell'alleanza progressista e per la scelta del candidato premier. Schlein ha ribadito la linea dell'unità, parlando di un impegno a non fare «mai più il favore alle destre di dividerci» e di un lavoro comune con le forze dell'alleanza progressista per costruire l'alternativa al governo Meloni.
Nell'intervento all'Assemblea nazionale, la segretaria ha anche annunciato la propria disponibilità a guidare la coalizione come candidata alla Presidenza del Consiglio, «con o senza primarie». Una dichiarazione che chiude, almeno sul piano formale, la discussione sulla leadership e che punta a presentare il Pd come perno dell'alleanza. Schlein ha rivendicato la responsabilità di poter vincere le prossime elezioni e ha parlato di un gruppo dirigente «diffuso e plurale», capace di cambiare l'idea stessa di leadership nel Paese.
La proroga del mandato, tuttavia, non scioglie tutti i nodi. Da un lato consente alla segretaria di arrivare alle elezioni senza passare per un congresso che avrebbe potuto indebolirla; dall'altro alimenta il rischio che il partito venga percepito come una formazione in difficoltà, con una leadership priva di investitura congressuale e con numeri in calo. È il timore espresso da chi, dentro e fuori il Pd, parla di un possibile ruolo da «anatra zoppa» di fronte a una presidente del Consiglio come Giorgia Meloni, che resta saldamente alla guida del centrodestra.
Il quadro che emerge dall'assemblea è quello di un partito che prova a compattarsi attorno alla propria segretaria in vista di una scadenza elettorale ancora da definire nei tempi e nelle modalità. La scelta di rinviare il congresso e di puntare sull'unità dell'alleanza progressista è la scommessa di Schlein. Saranno i sondaggi e, soprattutto, il risultato delle urne a dire se la scommessa è stata vinta o se le preoccupazioni emerse in queste settimane avevano solide basi.
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