«Ogni violenza è inaccettabile». Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella condanna senza ambiguità gli scontri avvenuti nei cortei delle scorse settimane in diverse città italiane ed europee, esplosi «in modo inatteso» per l'azione di «soggetti inediti». Il Capo dello Stato chiede «un'analisi intelligente e approfondita» e «un'attenta vigilanza», sottolineando che quanto accaduto pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili.
Il messaggio arriva da Imperia, in occasione dell'assemblea dell'Unione delle Province d'Italia, mentre a Roma il governo si prepara al Consiglio dei ministri che martedì esaminerà un nuovo decreto contenente misure sull'ordine pubblico. La riunione è stata convocata proprio in seguito ai disordini e dopo un primo vertice di governo tenutosi a Palazzo Chigi. Il provvedimento, quindi, nasce dalla necessità di rispondere a una situazione che ha sorpreso le istituzioni per le modalità e per i protagonisti.
È in particolare a quei «soggetti inediti», per lo più ragazzi giovani e giovanissimi, che il Presidente invita a guardare. Si tratta di «una condizione che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili», ha detto Mattarella, senza limitarsi all'aspetto della sicurezza. Il suo pensiero è andato anche agli agenti rimasti feriti negli scontri: «Alle forze dell'ordine, in particolare ai quasi 200 loro feriti nei giorni scorsi, va la piena solidarietà della nazione», ha aggiunto tra gli applausi. Un passaggio che rafforza il messaggio di condanna e insieme di vicinanza a chi è chiamato a garantire l'ordine pubblico.
Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha poi affrontato il tema delle Province, istituzioni che, ha ricordato, hanno vissuto «nel decennio passato un travaglio». Era stato avviato un percorso che doveva portare a un modello nuovo, in cui regioni e comuni fossero le istituzioni maggiori del governo locale e della rappresentanza territoriale, facendo declinare le Province verso ruoli e responsabilità residuali. «Il processo è stato interrotto da un giudizio sfavorevole del corpo elettorale, ma non si è data poi un'attuazione coerente a quella decisione. L'inerzia del legislatore ha lasciato la Provincia nel guado», ha osservato Mattarella.
Questa condizione, ha spiegato, pesa sui territori che circondano i centri urbani capoluogo, sulle aree interne e montane più lontane dalle grandi infrastrutture e dai trasporti, sui comuni medi e piccoli che hanno bisogno di supporto e coordinamento per assolvere appieno i loro compiti. Per il Presidente è quindi necessario «mettere fine alla transizione incompiuta» e «far uscire questa istituzione dal limbo». La Provincia, ha aggiunto, «a lungo è stata, e per molti aspetti lo è tuttora, una dimensione di riferimento», anche per la collocazione organizzativa dei servizi dello Stato sul territorio e per la pianificazione territoriale. Il vuoto prodotto rischia di assumere un rilievo crescente, intaccando potenzialità presenti in tanti territori e recidendo gli stessi diritti dei cittadini che li abitano.
Mattarella ha richiamato il dettato costituzionale: «La pari dignità sottolineata dalla Costituzione con i comuni, le città metropolitane, le regioni e lo Stato si riflette sulla necessità del carattere democratico degli organi di governo delle province. Questo tema non può più essere rimandato o accantonato», ha avvertito. La storia delle Province, ha proseguito, è proseguita «seppur in un quadro di precarietà», dimostrando non solo di svolgere funzioni di grande utilità, ma di essere destinataria di specifiche domande dei cittadini. Ne è prova il lavoro svolto nella «messa a terra» dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in particolare negli interventi di edilizia scolastica finalizzati a migliorare i luoghi della formazione dei bambini e dei ragazzi e a porre in sicurezza le strutture a loro dedicate. Mattarella ha infine riconosciuto che il piano di ammodernare le scuole e renderle sempre più accoglienti e sicure dovrà proseguire oltre il Pnrr.
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