Lucia Annunziata starebbe valutando di lasciare il Partito Democratico. L'europarlamentare, eletta come indipendente con oltre 240mila preferenze, avrebbe comunicato al suo gruppo di essere pronta a fare un passo indietro se il suo lavoro non verrà valorizzato. La notizia, riportata dal quotidiano Il Foglio, accende i riflettori su una nuova crepa nella maggioranza che sostiene Elly Schlein.
Secondo quanto ricostruito, Annunziata si sentirebbe messa ai margini della vita di partito. Pur non essendosi mai iscritta al Pd, in questi mesi ha lavorato su una serie di dossier che riguardano la Cina, un ambito in cui la delegazione italiana al Parlamento europeo non avrebbe mantenuto una linea incisiva. «Se il mio lavoro non serve, posso benissimo lasciare la delegazione in Europa», avrebbe detto ai colleghi. Una frase che, nelle intenzioni, suona come un avvertimento più che come una minaccia definitiva.
Il nodo è politico e insieme organizzativo. Annunziata percepisce una quota di contribuzione al partito, sia a Bruxelles sia sul territorio, ma nei fatti verrebbe utilizzata come una figura esterna, esclusa dalle decisioni e dalla linea politica. Se decidesse di lasciare la delegazione, percepirebbe l'intero emolumento e il Pd perderebbe quella quota. Non è solo una questione di risorse: è il segnale di un rapporto ormai logoro tra la segreteria e una parte della sua rappresentanza europea.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio. Negli ultimi mesi quattro donne hanno lasciato il Partito Democratico, alimentando un malessere che riguarda soprattutto l'area riformista. Annamaria Furlan, senatrice ed ex segretaria generale della Cisl, ha lasciato il gruppo parlamentare del Pd il 6 marzo 2025 ed è passata a Italia Viva dal giorno successivo. Elisabetta Gualmini ha lasciato il Pd nel febbraio 2026 ed è entrata in Azione, passando a Renew Europe all'Europarlamento: ha motivato l'uscita sostenendo che con la leadership di Schlein il partito avrebbe subito una «mutazione» e un riposizionamento verso la sinistra radicale, riducendo lo spazio per la cultura riformista.
Poi è stata la volta di Marianna Madia, che ha lasciato il Pd il 4 maggio 2026 entrando da indipendente nel gruppo parlamentare di Italia Viva. La sua motivazione centrale è stata la necessità di dare maggiore peso alla componente riformista del centrosinistra; le distanze si erano manifestate anche su lavoro e politica estera, e Madia aveva sostenuto Stefano Bonaccini al congresso del 2023. Infine Pina Picierno, che ha lasciato il Pd il 4 giugno 2026 scegliendo il Partito Democratico Europeo di Sandro Gozi, restando nell'area Renew Europe.
Se anche Annunziata dovesse compiere il passo, sarebbe la quinta donna a prendere le distanze dalla segreteria di Elly Schlein. Una sequenza che, al di là dei singoli casi, racconta una difficoltà più profonda: quella di tenere insieme anime diverse, in particolare quella riformista e quella più marcatamente di sinistra. La delegazione italiana al Parlamento europeo, secondo Il Foglio, sarebbe attraversata da tensioni simili: da un lato la delegazione spagnola cerca compromessi con i popolari, dall'altro quella italiana pensa a come rientrare nel dibattito nazionale.
Annunziata, ex direttrice del Tg3 e presidente della Rai, è considerata una figura di competenza riconosciuta, scelta in Europa per occuparsi di esteri e difesa, materie che contrappongono il Pd al Movimento 5 Stelle. Il suo profilo non è quello di una militante di partito, ma di una personalità indipendente che non ha bisogno di allinearsi per ottenere visibilità. Ed è proprio questa distanza a rendere il suo eventuale addio un caso politico, non una semplice uscita individuale.
Per il Pd la posta in gioco è duplice. Da un lato c'è il rischio di perdere una voce autorevole in un settore strategico come la politica estera e di difesa. Dall'altro c'è il messaggio che arriva all'opinione pubblica e agli alleati: la difficoltà di trattenere le competenze e di valorizzare chi non si riconosce pienamente nella linea della segreteria. La partita, per ora, resta aperta.
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