Giorgia Meloni ha preso posizione contro l'intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin sul gasolio russo, definendola «rischiosa» e riconoscendo al contempo che Mosca ha una sua legittimità nel perseguire i propri interessi. Lo ha fatto nel corso delle comunicazioni al Senato e alla Camera in vista del Consiglio europeo, dove la premier ha illustrato la posizione dell'Italia sui principali dossier internazionali, a partire dalla guerra in Ucraina.

La dichiarazione della presidente del Consiglio ha immediatamente provocato la reazione del Cremlino. Mosca ha replicato con durezza, sostenendo che la questione non riguarda l'Italia e che si tratta di un affare tra Russia e Stati Uniti. La tensione diplomatica si è così aggiunta al già complesso quadro dei rapporti tra Europa, Washington e Mosca, mentre a Bruxelles proseguono i negoziati sulle sanzioni e sul sostegno a Kiev.

Sul fronte parlamentare, Camera e Senato hanno approvato le risoluzioni della maggioranza, che non contengono alcun riferimento esplicito all'intesa sul gasolio. La scelta di non inserire il tema nel testo ha alimentato le critiche delle opposizioni, che hanno accusato l'esecutivo di ambiguità. Meloni ha respinto le accuse con fermezza, ribadendo che il governo italiano mantiene una posizione chiara a sostegno dell'Ucraina fin dall'inizio del conflitto.

«Chi dice che siamo guerrafondai mente sapendo di farlo», ha affermato la premier, rivendicando la coerenza della linea italiana. Nel suo intervento ha anche sottolineato come il sostegno a Kiev sia una costante dell'azione di governo, nonostante le difficoltà interne alla maggioranza e le critiche ricorrenti delle opposizioni. Il riferimento è alle tensioni che attraversano la coalizione su temi di politica estera e di difesa.

La giornata parlamentare è stata segnata anche da un episodio che ha acceso il dibattito politico: alcuni senatori del Partito democratico si sono alzati in piedi per applaudire Meloni durante un passaggio del suo discorso dedicato all'Ucraina. Tra i nomi citati dalla stampa figurano Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa. Un gesto che ha fatto discutere, perché arriva da esponenti dell'opposizione e mette in luce le fratture interne al centrosinistra sul tema della guerra e del sostegno a Kiev.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha commentato positivamente l'intervento della premier, definendolo chiaro e deciso, e ha apprezzato il fatto che alcuni esponenti dell'opposizione abbiano applaudito. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha invece attaccato duramente Meloni, chiedendole cosa stia facendo per gli italiani se continua ad attribuire le responsabilità ad altri. Schlein ha accusato il governo di non aver saputo utilizzare i fondi del Pnrr per rilanciare la crescita e ha ricordato che l'Italia ha gli stipendi tra i più bassi d'Europa e il costo dell'energia più caro.

La contrapposizione tra maggioranza e opposizione si è quindi concentrata su due fronti: la politica estera, con il sostegno all'Ucraina e le relazioni con Mosca e Washington, e la politica interna, con le accuse reciproche su crescita, salari e gestione dei fondi europei. Meloni ha replicato alle critiche del Pd citando il senatore Provenzano e sostenendo che i problemi interni riguardano piuttosto il partito democratico, dove una parte dei senatori ha mostrato apprezzamento per la sua linea sull'Ucraina.

Il quadro che emerge dalle comunicazioni al Parlamento conferma la centralità del dossier ucraino nel dibattito politico italiano. Da un lato, il governo rivendica la continuità del sostegno a Kiev e la volontà di mantenere un ruolo attivo in Europa; dall'altro, le opposizioni contestano l'efficacia dell'azione dell'esecutivo e ne denunciano le contraddizioni. La replica russa alle parole di Meloni aggiunge un ulteriore elemento di tensione, mentre il Consiglio europeo si prepara ad affrontare i nodi del sostegno all'Ucraina e delle relazioni con la Russia.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.